Ugo Nespolo: Time after time

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Ho provato a sostare sulla soglia immaginaria delle opere di Ugo Nespolo, all’interno della quale
figure, segni, parole ed eventi scambiano la loro presenza con macchie di colore, con astratte
impronte del pensiero che si organizzano seguendo la trama di un disegno rapido, che sfugge
talvolta anche alla superficie. Il movimento che agita il suo lavoro non ha nulla di casuale, anzi sa
di realtà: angoli da cui Nespolo guarda il mondo con la lente della pittura, dando a quest’ultima
valore di rinnovata e accelerata focale, che gli permette di ascoltare il respiro del tempo, gli
affanni, le gioie, le attese, gli amori e le delusioni che sollecitano il suo sguardo, il suo destino.
Accompagna i cambiamenti della collettività, il loro farsi presente, superando la misura del
disagio con ironia, e una comicità tutta contemporanea.
Ciò che maggiormente mi colpisce della pittura di Nespolo è la rigorosa fedeltà ad un progetto
immaginativo, strutturato da una sintesi compositiva, alla quale l’artista asseconda l’universo
della realtà visiva e fenomenica che sobilla la sua abituale pratica compositiva. Per sintesi non
intendo un registro formale, la innata capacità di porre nell’immediatezza della scrittura dei
segni la forza di un’immagine, bensì un processo interiore, di motivazione etica e filosofica.
Una lunga serie di lavori, quelli di Nesjpolo, segnati da una forte astrazione lirica, in cui si rileva
un esercizio della pittura tutto proteso a stabilire un rapporto con la profonda pulsione
dell’essere nella società, vista come un luogo fisico e mentale nel quale l’inverosimile, il non
senso, il caos trovano un loro ordine razionale.
Ma Nespolo è anche l’artista che si muove fra l’amore della superficie intarsiata con grande
sapienza facturale, squarciata da esplosioni di rilievi e segni vibranti, e la materia ora
tradizionale, ora plasmata dei suoi “Paesaggi”, fatta del suo sconfinato repertorio di materiali
sempre sfavillanti di colore.
Forme simboliche fatte di cromie brulicanti, dal vago senso dell’allusivo, senza negare spazio
all’insorgenza di frammenti connotativi (numeri, lettere dell’alfabeto, lacerti di scrittura),
insomma pronta a proporre brani di immagini, cariche di tensione e di espressività emotiva.
Un registro compositivo nel quale si accampano spessori di colori “al passo di avanguardia”,
segni densi di precisione, una materia complessa nella semplicità, data con velocità, quindi
disposta ad accogliere il movimento della mano e a trascriverlo con impeccabile mediazione
formale.
Una libertà espressiva intesa quale necessità per organizzare, attraverso il filo dell’evocazione,
l’unico rapporto possibile per Nespolo con la realtà. Quest’ultima è per l’artista il luogo dove
l’inverosimile, il non senso, l’inumano (il caos) e il gioco trovano un loro ordine razionale. La
superficie pittorica diviene non più un campo di proiezione, sul quale rovesciare la mimesi o
inseguire gli astratti fantasmi che popolano la psiche, bensì una sorta di satellite verso il quale
lanciare dei segnali di vita e dal quale ricevere segnali di vita.
Da ciò deriva quella libertà che lo porta a spaziare tra la pittura e il cinema, tra la consistenza
oggettuale della materia della prima e l’impalpabile luogo mentale del secondo.
Lo stile di Nespolo, inconfondibile, ci guida negli incasellati intrecci di natura e ritmo, che l’artista
abbozza dapprima con il disegno, evidenziandone i contorni, ombreggiandoli poi con colore e
con materiali diversi, o ancora plasmando segno e strutture polimateriche.
Paesaggi che si moltiplicano, si dichiarano o si negano, assecondando il movimento del colore,
apparendo e scomparendo sotto una fantasiosa traccia narrativa: una sorta di “cartoon”, con il
quale l’artista ricompone l’apparenza dei volumi, delle prospettive, affermando innanzitutto, la
volontà di costruire un “luogo” effettivo.​
Tutto tratteggiato da una ampia batteria di colori, dal suo corpo di segni, dalle immagini
sintetiche, che trasferiti in parole e visioni divengono macchie e gesti di un continuo peregrinare
nel suo ventre.
Nespolo non ha mai smesso né smetterà di ascoltare i suoi passi, di avvertire il respiro dell’essere
nelle pause del tempo, di rispondere alle sue accensioni, alle accelerazioni che corrono verso
l’ignoto o che scivolano nelle pieghe di una società mondana ed apparente, oppure nell’irrigidito
schema produttivo dei nuovi media.
Lo fa lasciandosi guidare dal dubbio e interrogandosi, da poeta sulla parola e da pittore sul
valore delle immagini, sul loro proporsi come scritture, tuttavia senza abbandonare una certa
ironia, o cedere all’effetto pittorico, ovvero alla seduzione di linguaggi che, preventivamente
sono offerti come speciali e risolutivi. Ragiona sulla pittura come idea di materia che costruisce
uno spazio, così come propone il dettato plastico della pittura quale corpo di un’immagine: cerca
cioè di rendere lo spazio pittorico come un campo ove accade un evento, ove è possibile sentire
contemporaneamente il tempo della storia e quello del presente.
Un artista di libertà che odia la noia, sperimenta con ironia: l’arte è la sua ricchezza. Nespolo non
si sottrae, dunque, alla registrazione delle fertili tessiture dell’immaginario, pronto ad aprire
varchi emotivi, cioè territori nei quali la coscienza sprofonda nell’emozione, affidandosi al
mondo magico del ritmo e della contemplazione.

Pasquale Lettieri