Tesi e dialoghi postmoderni

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Grande fermento accademico, artistico e culturale all’Accademia di Belle Arti Fidia, con l’inaugurazione della mostra “Dialoghi postmoderni”, curata dal critico d’arte Pasquale Lettieri e dal Presidente della Friarte di Roma Ermenegildo Frioni, nel prestigioso spazio espositivo dell’Aula Magna Pitagora.

Nei giorni 19,20 e 21 giugno l’istituzione di alta formazione vibonese, diretta dal maestro Michele Licata, è stata protagonista del coronamento del sogno di diversi studenti, tra cui 6 studenti cinesi, approdati alla Fidia tre anni fa, con la discussione delle tesi di laurea, una cerimonia solenne che ha visto la partecipazione di un vasto pubblico.

“L’Accademia di Belle Arti Fidia, sottolinea Michele Licata, apre le sue porte alla città e presenta al pubblico i lavori realizzati dagli studenti, quelli dei docenti e di alcuni artisti ospitati dalla nostra istituzione di alta formazione artistica. “Dialoghi postmoderni”, allestita nell’aula magna Pitagora dell’Accademia, pone come protagonisti i progetti, i punti di vista e le idee che si sono concretizzate e formalizzate nei lavori esposti, con l’obiettivo di creare un dialogo ed un confronto tra i maestri e gli studenti.
Ampia è la varietà di media che sono stati impiegati, dal video alla pittura, all’installazione, alla performance, alla fotografia, all’incisione, alla scultura.
La mostra intende avere la sostanza del laboratorio, del luogo di sperimentazione di proposte creative non necessariamente cristallizzate in una forma definitiva.
Sono presentate ricerche e lavori in crescita, in progress, tappe di un percorso formativo aperto e flessibile, che farà tesoro di questa esperienza che per alcuni nostri studenti è la prima preziosa occasione espositiva”.

“La rivoluzione – evidenzia lo storico e critico d’arte Pasquale Lettieri-, intesa storicamente come accelerazione del tempo, dei cambiamenti, non solo del senso comune, ma anche delle consapevolezze individuali e sociali, continua e ineguagliabilmente complessa, dei linguaggi verbali, immaginari  e multimediali, che sempre più somiglia ad un caleidoscopio, dove tutto riesce ed incastrarsi col tutto, costituendo un universo di segnali e di segni, che poi finiscono per avere un codice qualsiasi, che rivoluzioni, anche solo per un attimo, il nostro comune senso della percezione, oppure costituisce un nuovo modo di sentire, senza più ritorno, separando nettamente, un prima da un dopo, è sotto i nostri occhi, lambisce  i nostri sensi, con tanta soffice delicatezza, così diversa dalle violenze a cui eravamo antropologicamente abituati, che rischia di passare inavvertita, mentre sconvolge e continua a sconvolgere i più consolidati parametri, su cui si fondano i nostri paradigmi conoscitivi, quelli che ci permettono di mettere in questione noi stessi e il mondo, l’infinitamente piccolo e invisibile, che si conferma come la fonte più sicura delle informazioni che riguardano noi tutti e l’universo che sta sotto gli atomi, fino ad ipotizzare che in questa direzione potremo scoprire l’origine stessa dell’universo e già parliamo di una prossima conoscenza dei cosiddetti mattoni di Dio, mentre l’infinitamente grande e  altrettanto invisibile, si mostra sempre più come il distendersi vettoriale verso il sistema solare e verso le mete intergalattiche, ipotizzando cronologie dell’ordine di miliardi di anni luce e velocità che superino quella della luce. Quindi per noi si tratta di trasformarci continuamente, anche in senso fisico, vista la capacità chimica e clinica di intervenire sul corpo, attenuandone o modificandone la morfologia e ridurre gli inevitabili segni del tempo, adattando le nostre caratteristiche culturali, morali ed etiche in modo da non essere travolti dalla corrente continua degli eventi, delle progettualità e delle derive e seguire le trasformazioni, in modo da esser sempre in sintonia, in sincronia, il che vuol dire anche in critica e in dissenso, con quello che accade, nel reale e nel virtuale, per non essere preda di teorie superate, di linguaggi mitizzati, di retoriche rituali, tutte quelle cose che in passato hanno presieduto alla nascita, alla crescita, al declino e alla morte delle civilizzazioni e delle civiltà”. A rendere ancora più prezioso il clima di vivacità artistico/culturale durante i lavori è stata una performance musicale ad opera degli studenti del Liceo Musicale Vito Capialbi di Vibo Valentia, diretti dalle musiciste Giuliana Pelaggi e Fernanda Fagà.