Quale è l’età della creatività? Il pregiudizio concettuale giovanilistico

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Giorgio De Chirico, Piazza Metafisica

Giorgio de Chirico non riusciva a comprendere per quale motivo le sue opere giovanili, valessero di più, dal punto di vista di mercato, di quelle della maturità o della vecchiaia.
Riteneva stupido un andamento di valori che premiava gli anni dell’incertezza e della sperimentazione, rispetto a quelli in cui la mano s’era fatta sicura e la pittura divenuta di qualità a tutti gli effetti. Ma, pur ritenendo ciò goffo e insensato, finì col sottomettersi a tale rozzo imperativo del mercato e soprattutto degli americani che avevano deciso di puntare sulla sua metafisica, i suoi

 

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca

manichini, le sue città spaccate tra luce e ombra, i suoi mobili nella valle; si sottomise a tal punto che fece e rifece tante volte gli stessi quadri, con piccole varianti che ne giustificavano l’originalità. Penso che lo spirito ironico, sarcastico di De Chirico abbia sofferto per tutto ciò, che oltretutto decretava un certo isolamento, non solo nella situazione italiana, ma dappertutto, costringendolo ad essere l’ombra del grande protagonista che era stato agli inizi del Novecento.

La vicenda di De Chirico, che lo portò a inventare continuamente la sua biografia, aggiungendo e togliendo, fatti, viaggi e avvenimenti, cambiando date e luoghi, facendo impazzire i suoi malcapitati biografi, soprattutto la povera Luisa Spagnoli, che nel prendere appunti, notava continue incongruenze e aneddoti continuamente contraddetti, nei tavolini del Caffè Greco, dove veniva invitata, senza ironia, a consumare “qualche cosa”, ma solo bevande e pasticcini di poco costo, è emblematica di una realtà giovanilistica fantasiosa, che più che realtà è una deriva tutta da dimostrare. Il pregiudizio concettuale giovanilistico, è di origine romantica e di applicazione americana, secondo cui solo negli anni della tempesta e dell’assalto si può essere veramente creativi e poi si decade nella decoratività e nella ripetizione, applicare questi concetti a Michelangelo, a Pontormo

, a Bernini, farebbe ridere e infatti non si applicano, però per i nostri contemporanei sono diventati muri insuperabili. D’altra parte è stato in età romantica che l’originalità ha preso il posto dell’originarietà, ribaltando il concetto di valore che prima era rivolto agli antichi e al passato, ora invece è rivolto ai moderni e al futuro.

Giacomo Balla

E ciò determina un continuo inseguimento nei confronti dell’ultimo, che diventa l’attimo fuggente, perché diventa incoerente, se non lo si legge, nell’ambito del sistema della moda e della società dello spettacolo, che determina le peculiarità dell’economia di mercato in questo nostro tempo. La vicenda di De Chirico, in Italia, non è assolutamente isolata e isolabile, perché è emblematica di altri artisti come Balla, Campigli, Sironi, Casorati e per venire a tempi ancora più immediati, a De Dominicis, a Boetti. Una vittima, tra le personalità più controverse del mercato internazionale, è Andy Warhol, in cui il rapporto età valore è stato in rapidità ascendente fino ai trentacinque anni, per poi decadere inesorabilmente nei decenni successivi, per cui l’Orange Marylin del 1962 vale molto di più del ritratto di Mao dipinto dieci anni dopo.

Andy Warhol, Mao Tze Tung

L’attualità di Mao negli anni Settanta sovrastava quella avuta da Marylin negli anni Sessanta, eppure il divario di valore non accenna a ridursi, come appare anche dalle ultime aste di Christie’s; quindi non c’entra il soggetto, non c’entra la bravura dell’artista, ma un modo d’intendere il genio dell’artista come prerogativa giovanile, per intenderci come Gauguin, come Picasso, come Van Gogh. Comunque, la cosa paradossale, è che se voi chiedete spiegazioni su questo fenomeno tutti vi dicono che non esiste, che l’età dell’artista non determina il prezzo delle sue opere, come dire che siamo in pieno condizionamento ideologico, al di sopra dello stesso stato di coscienza.

D’altra parte di artisti che in tarda età hanno fatto opere meravigliose ce ne sono tanti, ma solo pochi riescono a farsi riconoscere per autori di capolavori, come fu il caso di Picasso autore di Guernica che viene molti anni dopo della Donna con le braccia conserte del 1901.

Pablo Picasso, Il ratto d’Europa

Ma, si dirà che Picasso non fa storia per gli altri, perché fa storia a sé, per la sua singolarità e la sua unicità che lo ha fatto chiamare il Michelangelo del Novecento; la verità è che esistono uomini dalle tante vite, capaci di generare e rigenerarsi, che non hanno tempo per raccontare e raccontarsi, perché sono impegnati nel fare, mentre altri sono di una vita sola, breve, con tanto tempo per annoiare il prossimo, nella eterna ripetizione di un gesto, di un’opera.

Naturalmente chi ne soffre un poco è il concetto di oggettività, che viene tirato da tutte le parti e si deforma continuamente, ma in fondo è proprio questo che rende magico il mercato dell’arte, perché è un luogo d’affari senza dubbio, visto l’ampliamento verticale e orizzontale di quelli che vogliono investire, collezionare, possedere opere d’arte, senza lasciarsi intimidire dal prezzo.

 

 

 

 

Prof. Pasquale Lettieri
Critico d’arte