Nel merito del merito

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Si può meritare una “lode”, un “plauso”, un “riconoscimento”, come allo stesso tempo meritare  “biasimo”, “ingratitudine”, “affronto”.  Con il riconoscimento di un merito,  ci si può guadagnare quanto perdere, sono le due facce della stessa medaglia. Si può meritare persino una promozione e, allo stesso tempo, viverla con tristezza perché non voluta e, perché ci si accorge che essa è stato solo motivo di rimozione da un posto per un altro in apparenza di maggior prestigio, ma che in realtà non da le stesse emozioni, non fa vivere le stesse passioni.  Eppure, il termine Merito, da latito méritum, significa  ricompensa, premio,  da méreri  che vuol dire: guadagnare, ottenere  un qualcosa che riprende dal greco meris  cioè  lucro,  da merismo  che significa: partizione. Di conseguenza per  ottenere un merito bisogna essere meritorio vale a dire avere raggiunto un certo valore, il quale a sua volta ha il merito di essere “raro” o “condiviso” da più parti o avere competenze multiple come sapere usare il mezzo informatico, parlare lingue straniere, fare parte di commissioni ordinarie e straordinarie, avere maturato esperienze in Italia e all’estero, avere fatto politica attiva, avere pubblicato libri interessanti, essere incensurato, essere un cittadino rispettoso delle leggi dello Stato, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito  fino a giungere un livello di meritissimo  (molto meritevole). Per 60 € che la scuola vuole dare all’insegnante, in una sorta di riconoscimento del “ruolo”, ecco allora una gerarchia che inizia dopo il faticoso e serio cammino verso la conquista di una laurea, l’impegnativo concorso per essere riconosciuto degno da degnare e, comunque,simile al significato dotto di  meritevole per quanto dimostrato (culturalmente negli scritti e nelle prove orali) di insegnare dopo una trafila fatta di supplenze brevi e lunghe rimettendoci spesso, per la destinazione chilometrica, anche i soldi della benzina e non solo, ecco, allora la genialità! Per avere 60€ nello stipendio del travet è necessario avere sulla sua scheda la dicitura per merito il cui avanzamento sarà meritorio e, finalmente dopo 42 anni di servizio prendere il titolo di meritassimo.  Il merito è quindi una condizione di chi è degno o può aspirare a un riconoscimento, esso è quindi soggetto/oggetto di un’azione, attributo di una persona e tributo ad essa dovuto. Per i romani merere stipendia (guadagnare lo stipendio) equivaleva a fare il militare. La lingua inglese ha due termini per indicare il merito: merit per indicare il possessore di un requisito naturale; desert per alludere al possesso di competenze atte a compiere prestazioni. Certe volte, però, grazie al merito di qualcuno, se ne avvantaggiano molti altri! E, in altri casi, pur riconoscendo il merito a qualcuno, nulla si fa per evidenziarlo, anzi  ci si pone in modo indifferente. Giudizi e pregiudizi del merito,  illusione per un travet che entra insegnante ed esce insegnante di “merito” o “insegnante meritevole” o, infine “insegnante meritassimo”, mentre per uno che si dedica alla politica in una legislatura prende i tre titoli nello stesso giorno in cui viene eletto e gli zeri usati per  il suo “premio” sono parecchi di più. A proposito, se si stanca anche prima di fine mandato è meritevole di liquidazione e assicurata perpetua pensione che un insegnante con tutti i gradi raggiunti e raggiungibili non prenderà mai.

Pino Cinquegrana
Antropologo