Marka – Territori di confine

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Con Marka – territori di confine il neonato spazio milanese dedicato ai linguaggi contemporanei Other Size Gallery inaugura la seconda tappa del suo percorso. “Marka” prende spunto da Marche e accenna alle diverse terre di confine storiche che sono state incorporate originando il nome al plurale della regione. La collettiva riunisce artisti che, pur nella diversità dei rispettivi linguaggi, si sono raccolti attorno a Casa Sponge condividendone la filosofia di luogo geograficamente periferico, ma al centro del dibattito intellettuale e facendosi a loro volta promotori di altri artist-run space, di format dedicati al dibattito sul ruolo dell’artista nella società, di progetti di rilevanza sociale. Una rete fortemente integrata, focalizzata sull’arte contemporanea, come se ne vedono poche in Italia. Otto i nomi selezionati, tra progetti interni ed esterni a Casa Sponge realizzati nell’ultimo anno e mezzo. Si inizia con Giovanni Gaggia, fondatore e direttore artistico di Casa Sponge, per proseguire con: Angelo Bellobono, Giulio Cassanelli, Roberto Coda Zabetta, Rocco Dubbini, Stefania Galegati Shines, Gianluigi Maria Masucci e Giuseppe Stampone. Completa e corona il progetto Mario Giacomelli del quale, grazie alla collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli – Rita Giacomelli, è esposta un’opera emblematica del ciclo Presa di coscienza sulla natura del 1976-80.  Dalle valenze di queste contaminazioni, nascono  i miti, le leggende, le storie, la storia, come sconfinamenti dal sé, come esodi in terre ignote, per tornare più ricchi e più coscienti, nel sapere cosa è accaduto, come è accaduto, perché è accaduto, senza la cui consapevolezza, tutto appare non solo enigmatico, ma senza senso, come caos da caos da cui non si può cavare alcun cosmos. E allora non resta altro che discernere, nel senso di non abbassare mai la guardia dell’attenzione, perché nel caos che continuamente si rinnova, c’è bisogno di affinare l’intuizione, che è l’unica che può orientare l’etimologia dell’originalità, nella crisi continua di tutti i codici che chiamano in causa l’identità, semplice e complessa, nello stesso momento, che è fatta di mille piccole certezze, che si rinnovano e di continuo si confrontano con gli smottamenti della fantasia e del senso comune, filtrare, nella torbidezza che porta alle convivenze più spurie, che fanno da invisibile, quanto resistente e deviante, mascheratura, che spesso porta a premesse errate, da cui a catena discendono paradossi su paradossi e avvolgimenti nell’insignificanza, confrontare nel senso stretto del termine, per evidenziare la novità e soprattutto per accertarne la positività, perché ciò che è nuovo non necessariamente è migliore di ciò che è vecchio, al fine di avere un passato, un insieme di certezze, come dice Ortega y Gasset, su cui fondare le proprie certezze e muoversi verso le incertezze, perché altrimenti non c’è che alienazione, allucinazione e perdita di sé e non è certo questo il dato ontologico, su cui fondare un presente e ipotizzare un futuro, pur senza sapere come sarà.

Pasquale Lettieri