Le sei emozioni primarie spiegate dalla Dott.ssa Simeone

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Nell’arco di una giornata possiamo provare anche venti tipi di emozioni diverse, le emozioni sono stati d’animo repentini e veloci, sono involontarie e molto spesso risultano difficili da controllare.

Le emozioni non sono tutte uguali: quelle primarie, come la paura, le condividiamo anche con gli animali più semplici; quelle secondarie, come la vergogna, ci caratterizzano come esseri umani dotati di autocoscienza.

Esiste una vasta gamma di emozioni che un essere umano può provare, ormai è noto che le emozioni guidano i nostri pensieri e di conseguenza le nostre azioni, per questo è molto importante ri-conoscerle e saperle gestire.

Di fatto l’educazione emotiva sta diventando parte integrante dell’offerta formativa scolastica, poiché è stato ampiamente dimostrato che per un corretto apprendimento è fondamentale creare un ambiente emotivo sereno e stimolante.

Lo psicologo Paul Ekman parla di emozioni primarie ed emozioni secondarie, identificando sei emozioni di base: rabbia, gioia, tristezza, paura, disgusto, sorpresa.

Ekman si chiedeva se esistessero emozioni universali, che fossero innate e che non fossero influenzate dall’ambiente e dalla cultura. Conducendo numerosi viaggi durante le sue ricerche, Ekman riuscì ad intervistare una popolazione indigena della Nuova Guinea, una popolazione ancora isolata e che conduceva uno stile di vita primitivo; lo studio condotto attraverso questa tribù confermò che esistono sei emozioni primarie/di base, che risultano innate, non condizionate dalla cultura né dall’ambiente circostante, e soprattutto tali emozioni sono universali con espressioni facciali ben definite e uguali per tutti gli esseri umani.

I primi studi sull’espressione emotiva e l’esistenza di emozioni primarie o di base risalgono a Charles Darwin e a Robert Plutchik. Al filone evoluzionista si deve il merito di aver sottolineato quanto le emozioni non siano da intendersi come scomode interferenze nel funzionamento mentale, bensì segnali con una funzione adattiva molto importante per la vita della persona.

In tal senso le emozioni primarie sarebbero quelle più rilevati per l’adattamento e i processi biologici e non dipenderebbero dall’introspezione; mentre tutte le altre, come nella tavolozza dei colori, deriverebbero da una mescolanza delle prime.

Darwin, per primo aveva ipotizzato l’universalità delle espressioni basandosi sulla osservazione delle emozioni nei primati. L’espressione delle emozioni avviene tramite l’attivazione di una serie di muscoli (di tutto il corpo), negli animali, così come nell’uomo.

Quest’ultimo possiede però una maggiore abilità nel controllo dei movimenti muscolari, soprattutto delle espressioni facciali, tramite 46 muscoli che risultano il principale vettore di comunicazione emozionale. Ecco perché le emozioni possono essere riconosciute attraverso il viso, le nostre espressioni facciali hanno l’utilità di far capire agli altri cosa proviamo e come ci sentiamo.

A partire dai 2 anni si sviluppa nel bambino una prima forma di autocoscienza e di introspezione che lo pone in grado si percepirsi come possibile oggetto delle attenzioni e dell’osservazione altrui.

A livello comportamentale tale stadio è caratterizzato dalla capacità del bambino, ad esempio, di riconoscere la propria immagine allo specchio: il riconoscimento allo specchio rappresenta dunque uno stadio evolutivo cruciale, il passaggio da uno stadio primario ad uno stadio più evoluto (Lacan, 1966, Scritti, Tr. It. Einaudi, Torino, 1974; Lewis, Il sé a nudo: alle origini della vergogna, Giungi, 2001).

È proprio questo stadio che rappresenta lo spartiacque fra emozioni primarie e secondarie: le prime, come paura o rabbia, sono istintive, semplici e aspecifiche; mentre le seconde, come la vergogna o l’orgoglio, sono più complesse, specifiche degli esseri umani e dipendono dalla presenza di un certo grado di introspezione e di socializzazione.

Attraverso le sei emozioni primarie noi viviamo ed elaboriamo gran parte delle nostre esperienze di vita, ed è proprio partendo dal significato che sappiamo dare alle nostre emozioni che originano i nostri comportamenti. A seconda dell’emozioni che proviamo in una data occasione ci comportiamo di conseguenza, se di fronte ad un dispetto ci sentiamo arrabbiati, allora ci comporteremo in modo aggressivo, se invece leggiamo l’episodio con ironia, potremmo anche gestire la situazione con allegria e self-control.

Tutte le altre emozioni, chiamate secondarie, sono originate dall’unione di due o più emozioni primarie, e non sono innate ed universali, ma risultano condizionate dalle esperienze di vita e dall’ambiente circostante. In alcune culture ad esempio risulta molto sviluppato il senso di colpa legato ad alcuni atteggiamenti, mentre in altre culture risultano più sviluppate le emozioni della vergogna o dell’invidia.

Alla luce degli studi sulle emozioni, è chiaro come il comportamento umano possa essere profondamente differente, non solo in base alla cultura di appartenenza, ma anche sulla base del proprio contesto familiare e del contesto di vita.

 

Dott.ssa Veronica Simeone

psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamantale