La musica, gli strumenti e la danza in epoca templare

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Le profonde trasformazioni culturali che investirono l’Europa occidentale dopo la rinascita del XII secolo, cominciano ad essere riflessi nei diversi contesti culturali, come quello della musica e della danza. Alla rinascita culturale, filosofica e spirituale si sviluppò, quindi, per tramite degli innografici “quell’armonia della bellezza di Dio” paragonabile al canto gregoriano, riflesso dell’eredità greca, siriana e palestinese che maturò artisticamente stili musicali e canti che durarono per tutto il XIII secolo. In primis esplode l’arte polifonica per le grandi celebrazione eccleiastiche. Coincide con lo sviluppo dell’arte gotica.

La musica è considerata una scienza del quadrivium con l’aritmetica, la geometria e l’astronomia. In questo periodo molti testi vengono recuperati e riadattati nel melodia e nel canto come il planctus Mariae (il lamento della Vergine Maria) con suonatori di Ub e Rabab quest’ultima conosciuta anche durante i pellegrinaggi con il termine mediterraneo di lirastrumento musicale a corde piriforme.

Secondo Sybil Marcuse, ripreso da Goffredo Plastino “il nome lira deriva dal fatto che, quando gli strumenti dell’antichità scomparvero, i loro nomi furono accordati a Bisanzio” e verso il 600 d. C. la lira accompagnava canti e balli propiziatori di fanciulle bizantine. Secondo lo studioso Goffredo Plastino, “le prime testimonianze letterarie ed iconografiche sull’uso dell’arco provengono dai territori compresi sotto il dominio dell’Impero Bizantino e dagli Arabi. In questi periodi i cordofoni ad arco si attestano ampiamente nel Mediterraneo con la presenza della lira pagana (usata in particolare nelle città), la lira rustica (usata nelle campagne), la lira mendicorum usata dai mendicanti e/o dai pellegrini. Liroto e lirista da sempre hanno costituito il suonatore della Lyra il primo; il cantore il secondo, ma entrambi sono i veri musici dello strumento di cui esiste anche la costellazione boreale che è la quinta stella, Vega, più luminosa con il suo colore brillante blu-bianco dall’arabo al-nastr al-waqui che significa “aquila in picchiata”. I suonatori della lira erano i soli che potevano indossare la Palla (toga) e questa veste era il loro attributo. Dall’altro lato la lauda, quale canto devozionale, in lingua volgare, viene intonata – scrive U. Eco (2009:649) – nelle contrade cittadine, lungo i cammini dei pellegrini, così come nelle processioni e nelle adunanze.

La dove la parola non arriva subentra il movimento corporeo, come manifestazione di giubilo ispirato al divino. Il ballo del tondo, la carola, trasmette per tutto il Medioevo e fino al Rinascimento l’eco dell’armonia dell’universo neoplatonica. Già sant’Agostino (354-430) nel salmo 32 annuncia la necessità di un cantico nuovo espresso non con le labbra, ma con la vita:cantet canticum novum, non lingua, sed vita. si tratta di ritmi ondulati, come per la taranta, di estasi, danza mistica che riprende i ritmi del volo a ruota delle allodole come dice San Francesco.

Pino Cinquegrana
Antropologo