La disregolazione emotiva nei sex offenders

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I reati a sfondo sessuale sembrano essere in aumento, o perlomeno così appare dalle notizie dei mass media. In realtà, si tratta di un fenomeno che da sempre inorridisce e spaventa ma che comunque, attualmente, fa registrare un netto aumento dei dati relativi al numero di abusi commessi. Si tratta di una tipologia di reato che, al di là della presente aumentata visibilità mediatica e dell’effettivo incremento, rappresenta da sempre una vera e propria piaga di significativo interesse sociale, una piaga che richiede una risposta perentoria e concreta per combatterne le conseguenze e il relativo dolore che tali conseguenze comportano.

Il reato sessuale presenta una natura primariamente criminale, per tal immediato motivo, spesso si dà maggiore importanza alla punizione, rappresentata da un periodo di reclusione utile al recupero della persona che, mentre sconta la pena, avrebbe ipoteticamente la possibilità di riflettere sul proprio comportamento deviante, ed eventualmente di modificarlo.

Ad oggi, la funzione della reclusione sembrerebbe funzionare solo in parte, e non certamente in nome del reinserimento sociale del sex offender, o autore di reati sessuali, piuttosto avrebbe la mera utilità di tutelare le vittime e la società tutta da altre efferatezze e da ipotetiche e feroci recidive.

Il ruolo della psicologia in tale contesto situazionale finora è stato marginale poiché lo spazio più importante è stato concesso in misura maggiore ad approcci sociologici con letture più propriamente socio-assistenziali.

All’interno di questo quadro di minimizzazioni della disciplina psicologica, mi preme sottolineare che, nel tempo, è stata comunque data una certa importanza alla liaison tra i disturbi di personalità e il comportamento sessuale deviante ed aggressivo.

Sono state trascurate, tuttavia, la necessità e l’urgenza di interventi e di trattamenti psicologici e psicoterapeutici multifattoriali rivolti ai sex offenders, e mirati sia al reinserimento sociale che alla riduzione del rischio di recidiva. La consapevolezza del bisogno di un’interpretazione più profonda di situazioni tanto delicate quanto complesse, ha portato a mettere a punto studi scientifici attenti e scrupolosi che hanno sapientemente messo in luce una netta relazione causale tra le emozioni e i reati sessuali, relazione che può essere presente anche in assenza di un vero e proprio nucleo psicopatologico.

I sex offenders hanno una ridotta attitudine nel riconoscimento delle emozioni e una capacità empatica carente.

I deficit affettivo-emotivi non permettono al sex offender di identificare accuratamente lo stato emotivo dell’altro in generale, pertanto, neppure specificatamente della vittima. Presenta una rigidità cognitiva ed emotiva tale da non riuscire ad avere premura per chi è al di fuori della propria persona.

In taluni casi, i sex offenders potrebbero anche essere in grado di percepire adeguatamente gli stati emozionali altrui senza però avere il desiderio di rispondere nella relazione in maniera costruttiva, approcciandosi invece all’altro in modo distruttivo, in balìa della propria mente emotiva e in maniera impulsiva e disregolata. Le limitazioni empatiche degli autori di reati a sfondo sessuale potrebbero essere generalizzate o specifiche nei confronti di una sola vittima, oppure potrebbero essere stabili piuttosto che situazionali, o potrebbero essere manchevoli soltanto in precipui momenti di rabbia esplosiva, potrebbero altresì essere anche connesse all’effetto di sostanze.

I dati della letteratura scientifica ci indicano che le abilità emotive ed empatiche non sono caratteristiche stabili ma sono soggette a cambiamenti continui, tuttavia molti studi hanno dimostrato ampiamente che durante la messa in atto di azioni criminali sessualizzate, l’autore sospende il suo giudizio lasciando spazio alla sola impulsività.

Chi ha un’incapacità emotiva ed empatica fa fatica a costruire relazioni accoglienti e sane, manifestando ostilità ed aggressività in diverse situazioni sociali, soprattutto nei confronti delle donne.

Le cause primarie sono da ricercare nelle esperienze pregresse e nella storia di vita di chi agisce con violenza, esperienze caratterizzate generalmente da dinamiche di altrettanta violenza, manifesta o latente, fisica o psicologica, o anche da dinamiche di negligenza e di trascuratezza dei bisogni della persona in fase di sviluppo.

Le esperienze negative dell’infanzia e dell’adolescenza non possono giustificare le azioni di natura criminale e non, e non possono certamente determinare la vita di chi le ha subìte perché questo significherebbe spogliare del senso di responsabilità ciascuno di noi, ma sicuramente condizionano l’andamento della propria maturazione biologica, psicologica, affettiva e sociale.

Chi cresce sperimentando se stesso in ambienti invalidanti rischia di avere difficoltà nell’evoluzione delle abilità prosociali, non riuscendo a far emergere un congruo senso di fiducia in se stesso e negli altri nonché nella propria ed altrui efficacia.

L’incapacità sociale limita il soddisfacimento dei propri bisogni interpersonali e comporta il rischio dell’insorgenza di stati emotivi disregolati e ingestibili, associati a desideri sessuali devianti nei confronti dell’altro.

I sex offenders non riescono a regolare l’emotività, vogliono sfuggire dalle emozioni negative, non le accettano inseguendo il falso mito secondo cui è bene eliminarle per non soffrire, per cui provano a sfuggire alla rabbia, alla frustrazione, alla noia, alla paura mediante una scorciatoia, l’eccitazione sessuale, credendo ingenuamente che questa sia la strada sicura e veloce per entrare in contatto con le sole emozioni positive.

Fare il punto della situazione è necessario per affrontare efficacemente il disagio e la sofferenza derivanti da reiterati comportamenti devianti sessualizzati che compromettono la qualità della vita del singolo e della società.

É necessario quindi non trascurare la significatività del fattore emotivo nei reati sessuali per poter affrontare da tutte le angolazioni la problematica suddetta e le conseguenze drammatiche che ne derivano, prendendo in carico il sex offender non soltanto parzialmente, e per il reato commesso, ma nella sua interezza in quanto persona.

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta
Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti
Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso
Responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli