La Dieta Mediterranea e digiuno religioso

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La dieta dal greco diaita significa modo di vivere mentre  la radice  latina è dies cioè giorno. Linguaggi della cultura classica che  riprendono il valore dell’alimentazione, della salute e, pertanto la dieta riprende il valore del mangiare quanto la specifica quantità di consumo dei prodotti. In sintesi: il modo di vivere quotidiano.  Il digiuno, dal ieiunum ovvero astinenza dal cibo, richiama, dall’altro lato, l’astenersi dal cibo o da alcuni tipi di cibo in modo volontario o per precetto religioso, per mortificare il corpo. Il digiuno, quindi, ci introduce in due momenti riflessi che proiettano da un lato la “sacralità del cibo” come confessione di fede; in termini spaziali temporali, invece, il valore penitente verso la purificazione del corpo come espiazione secondo l’agire ritualistico popolare dell’espiazione. In questa dimensione, il digiuno assume la complessità antropologica, spirituale ed escatologica. Il mangiare dei poveri, l’antica cucina fatta di legumi e cereali, formaggio e uova – quasi mai la carne  mentre ben note sono le erbe cicori, cicute, finocchi, le cosiddette ervi i margiu (erbe selvatiche)  diventano lettura specifica della  indagine pilota del Seven Countries Study, svoltosi a Nicotera negli anni 1957-60, che ha messo in evidenza una prevalenza molto bassa di cardiopatia coronarica, ipertensione ed obesità. Una cucina semplice con esclusivo uso di olio vergine di oliva. Nel Dietary fat, the Mediterranean Diet and Lifelong Good Health, approvata a Londra nel 2000, la dieta mediterranea  veniva definite  come “Modello alimentare  tipico di molte regioni del Mediterraneo nei primi anni 60. Gli alimenti definiti come mediterranei sono: pane, cereali, legumi, patate, vegetali, frutta, pesce, vino rosso, olio vegetale); mentre gli alimenti definiti non mediterranei : latte, formaggio, carne , uova, grassi animali, bevande, dolci, zucchero. Nasce la lifestyle del Mediterraneo. Per ritornare alla sfera del sacro, il digiuno può avvenire in diversi periodi dell’anno: Il Ramadan per i Musulmani, è sacro perché è quello della rivelazione del Corano (Pascal Marson 1999:160);  il Yom Kippur per gli Ebrei, l’astinenza dalla carne nella Quaresima per i Cristiani ci danno la dimensione di un tempo dedicato al divino attraverso il digiuno. Si tratta della metanoia, ovvero la trasformazione spirituale che avvicina l’uomo a Dio. Il monaco tedesco Anselm Grun dice che il “digiuno è il pianto del nostro corpo che sta cercando Dio”. Si abbassano le pretese dell’Io dicono gli arabi, anche perché come prescritto in Levitico (16;29,31) nel mese settimo, il 10 del mese digiunate e non fate nessun lavoro…. Nella Legge sta scritto che vi sono tre solennità: la Pasqua (primavera), la Pentecoste (mietitura) entrate nella tradizione cristiana, e le Tende (raccolto) in seguito detta dei tabernacoli o delle capanne . Prima della festa delle Tede 10 giorni avanti vi era un digiuno che durava fino a sera forse si riferisce al Kippur. Sant’Anastasio diceva che il digiuno allontana i pensieri malvagi.Secondo la tradizione, ecco quali sono i digiuni più importanti:

1) In passato erano il mercoledì e il venerdì di ogni settimana;
2) I 40 giorni prima della Pasqua;
3) Le Quattro Tempora principali (Vigilia di Natale, dell’Assunta, Ognissanti) e il digiuno eucaristico.

Le autorità pontificie emanavano i precetti da osservare e per chi voleva essere ligio all’obbedienza della Chiesa non restava altro che ceci e baccalà. Dal XVI secolo e fino alla prima decade del XIX la mancata osservanza  dei precetti pasquali poteva essere punita dalle autorità religiose con la scomunica o si applica la pena dell’interdetto, ossia la proibizione di entrare in chiesa e, morendo, la proibizione della sepoltura religiosa. Chi intendeva redimere il proprio status peccaminandi doveva partecipare ad una funzione pubblica nel corso della quale venivano frustati sulle spalle. Dopo il Concilio Vaticano II si è posto la sostituzione “punitiva” con  “attività di misericordia”.

Pino Cinquegrana

Antropologo