IMPRESA ITALIA, ISTRUZIONI PER L’USO

10 talenti sui quali scommettere nel 2015 (e i loro consigli)

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Passione, tenacia, preparazione, inventiva, creatività e una dose elegante di faccia tosta ma solo dove e quando serve. Tutti rigorosamente under 40. Ognuno di loro con un consiglio che tutti dovremmo ascoltare. Perché la partita con l’Italia è sempre in ballo. E loro sono quelli su cui scommettere. 

Con questa cover story, One vuole aprire il sipario sull’eccellenza italiana che è anche fatta di persone, princìpi, idee. Per far riflettere, ispirare, celebrare i volti del successo, condividere segreti del mestiere per un’ Italia sempre più grande, quella dei numeri uno.

Un giorno con Giovanni d’Antonio

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Una tradizione di famiglia, quella nel campo della bellezza senza età. Madre e sorella, farmaciste, impegnate nella ricerca e nella formulazione di prodotti anti age. Padre chirurgo plastico di fama internazionale. Varcando la soglia della Bocconi per studiare economia aziendale, Giovanni D’Antonio non ha temuto l’etichetta dell’outsider: “inizialmente ero combattuto. Sapevo di essere trascinato in due direzioni apparentemente disconnesse: il marketing, mia passione e vocazione e il desiderio di essere parte di un progetto che lega tutti i membri della mia famiglia. Ma fin dal primo giorno ho maturato la certezza di poter essere anche io un pezzo di un puzzle fin quando, assecondando una mia intuizione, è nata Miamo”.

Miamo è un brand cosmeceutico giovane dedicato a tutte le età della pelle e declinato in tre linee con prodotti dedicati alle varie fasi della vita. “Il gioco di parole” – spiega il giovane imprenditore- “è intuibile: Miamo è un richiamo all’amor proprio a prendersi cura di sé” 

Uscito dai banchi dell’Università, d’Antonio ha pensato bene di applicare il suo know how, quindi, al progetto di famiglia, arrivando in poco tempo a sviluppare un brand con un prodotto, Acnever, leader di fascia in rete e una distribuzione capillare nella farmacie Italiane. Mentre il padre si occupa di dare gli input sulle esigenze della pelle nelle varie fasce d’età, la madre e la sorella si impegnano nello studio e nello sviluppo dei prodotti. A lui il delicato compito di collocarli con la giusta formula su un mercato sempre più competitivo. 

One ha seguito Giovanni d’Antonio in quella che lui stesso definisce “una giornata tipo”, tra meeting, pranzi d’affari, incontri con i clienti, per scoprire che in un giro d’orologio si può fare il giro d’Italia. 

Napoli ore 6:00. Sveglia e corsa sul lungomare: “è un’abitudine che ho fin da piccolo. Il risveglio muscolare coincide con il risveglio delle idee. Può essere l’alba, il buio delle giornate più invernali, la pioggia e ultimamente anche la neve. Ma non mi ci rinuncerei per niente al mondo”.

Ore 7:00. Le notizie, rigorosamente su carta, accompagnano la colazione: “internet oggi viaggia sempre con noi. Per leggere in tempo reale ho il blackberry. I quotidiani tradizionali mantengono sempre il loro fascino”.

Stazione di Napoli ore 8:30. 

Inizia il tour. Il primo appuntamento è a Roma, nell’ufficio dove lo attende il team di formazione: “credo molto nel contatto umano. La mia azienda ha delle linee guida sempre consultabili dai nostri collaboratori, dai farmacisti e dalle forze vendita, ma per la qualità nel servizio e la motivazione è fondamentale la vicinanza alle persone che lavorano con noi. Mi piace consultarmi con loro, avere i feedback da parte di tutti”.

Roma, sala riunioni ore 11:00. Dopo il discorso introduttivo, Giovanni è atteso in sala riunioni dove un gruppo di buyer internazionali attende di fare la sua conoscenza.

Roma, Stazione Termini ore 15:00. Nella saletta di attesa, è il momento della skype call con la sede di Miami: “Miamo nasce a Miami, da intuizione italiana e produzione americana. Mia sorella Camilla è il più giovane membro dell’American Anti Age Society. La squadra di Miami è dinamica e attenta alle novità. Ogni giorno arrivano nuovi stimoli e conferme.”

Firenze, ore 16:30. Giovanni ha raggiunto la sorella Camilla alle prese con un open day in una farmacia del centro: “coltiviamo il rapporto diretto con i clienti delle farmacie che sentendosi in questo modo più vicini all’azienda, rappresentano anche i segnali più concreti per il perfezionamento del nostro lavoro. L’ispirazione arriva proprio dalle esigenze dei nostri consumatori”.

Milano, ora dell’aperitivo. Incontro informale con alcuni giornalisti. Gli fanno la domanda che avremmo voluto fare noi ed ecco la risposta: “Il mio contributo alla mia azienda sta proprio, come professionista che si occupa di marketing e consulenza strategica aziendale, nell’aver intuito quanto sia importante oggi anziché lamentarsi delle vendite che non sono più incoraggianti come un tempo, capire che anche certe regole di marketing vadano riscritte a favore di una nuova generazione di consumatori non più sensibili alle seduzioni classiche fatte di costosi testimonial, grandi campagne e slogan orecchiabili”.

Milano, ore 20:00. A cena con il direttore editoriale di One, Letizia Bonelli. Inevitabile la domanda sulla crisi, per scoprirne un’angolazione addirittura positiva: “se vista nel giusto modo, ossia quello in cui la crisi obbliga al taglio del superfluo a favore della sostanza, della meritocrazia di cui tanto si parla ma dalla quale spesso proprio nelle abitudini del quotidiano ci si scosta, allora viva la crisi. Scegliere prodotti o servizi sbagliati o inutili è un lusso che non possiamo permetterci più. Cibo e cura di sé reggono. I dati parlano chiaro. Ed è in questi settori che ci si misura sull’indice della qualità: se il prodotto dà risultati si continua a consumare, se no si lascia”

Milano, Armani Café ore 23:30. La vita non è solo lavoro, ma dove troverà tutta questa energia? Forse allora è vero che i suoi integratori funzionano. Promette però che non si tratterrà più di un’ora. L’indomani un volo da Malpensa sarà l’inizio di un’altra giornata.

Astrid Fataki Lo stile come una seconda pelle

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Una carriera da make up artist poi, la svolta. Ed è subito prèt à couture. Astrid Fataki, casertana, ha deciso di inventarsi un genere respirando a pieni polmoni la voglia di cambiare che c’è nell’aria, e dando il via alla sua prima collezione di abiti a metà tra il prèt à porter e l’alta sartoria. “Quando ci si lascia alle spalle una professione avviata, non bisogna mai avere paura di perdere qualcosa. Ciò che abbiamo imparato può essere d’ispirazione o contaminazione per i nuovi progetti. Nel mio caso ho pensato all’abito come a un make up del corpo, in grado di valorizzare i pregi e camuffare sapientemente i difetti. Perché l’abito, in fin dei conti è una seconda pelle”.

Alessio Carrabino: mattone dopo mattone per una strategia di successo.

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Il suo blog www.achitettoconsiglia.com sdogana un po’ di trucchi del mestiere senza avarizia e con grande apertura nei confronti del lettore. Una generosità che denota una sicurezza delle proprie capacità e la distanza da quell’atteggiamento demodé da archistar che dai grandi nomi ai grandi ego, spesso associano a questa professione.

Dalle case famose da cui prendere spunti ai trucchi per l’home staging con esempi pratici per rendere la casa e l’ufficio un luogo bello da vedere e al contempo funzionale, Alessio Carrabino, spiega l’importanza di un progetto per rendere un ambiente qualcosa di unico. Una formula da replicare anche quando non si tratta di pensare ad una casa ma a un obiettivo professionale: fondamenta, materiali, spazi, tempi, contesto geografico e culturale, tipologia di clientela, non sono alla fine gli stessi ingredienti di un’impresa in fase di start up?

Alessandro D’Aquila

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Grafico per Ikea in orari di ufficio, artista a tempo pieno nel resto del tempo. Alessandro D’Aquila fa parte del movimento dei Fu*Turisti: “ho imparato che la comunicazione dei nostri giorni non dà spazio e tempo alle interpretazioni; per questo motivo realizzo “paesaggi sintetici” ridotti a semplici forme di colore, ossia come li si descriverebbe ad una persona non vedente. Vorrei democraticamente stabilire una sorta di parità tra chi possiede un senso e chi no. Metterli sullo stesso piano. Regalare all’osservatore un senso di smarrimento, utilizzando inoltre la lingua italiana ma con il linguaggio braille, quasi incomprensibile alla maggior parte delle persone ma paradossalmente di grande impatto visivo e che comunica, a chi non sa interpretarlo, un senso di profondo smarrimento.

Vorrei rendere l’arte visiva non adatta a chi vede ma a chi guarda”

Andrea Carpinteri: Stile italiano, senso degli affari svizzero

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Andrea Carpinteri, è uno degli attori di Carvina, un cortometraggio nato dalla grande passione di un gruppo di amici e fantastici film makers che vuole rappresentare uno specchio della generazione under 30 di questa epoca.

Patty, Ste e Lollo sono tre amici di vecchia data cresciuti nello stesso quartiere, alle prese con le domande tipiche di chi dalla vita cerca una svolta.

Il protagonista di Carvina è un biglietto della lotteria. I temi (lotterie, gratta e vinci, scommesse, casinò) hanno hanno da sempre una grande influenza sulle persone. Credere di poter cambiare vita grazie a una vincita è un meccanismo nato per dare alle persone l’illusione che da un giorno all’altro possano cominciare a vivere la vita che hanno sempre sognato.

Particolarità di questo progetto è il sistema di finanziamento: una scommessa nata sul web (http://www.100-days.net), con 100 giorni di tempo per raggiungere il break even point per la copertura delle spese di produzione, dove gli utenti del sito hanno contribuito con donazioni spontanee diventando a loro volta azionisti del progetto. Scommessa vinta. E idea da prendere ad esempio.

ALESSANDRA RADAELLI

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“La mia qualità migliore? La tenacia.

Nasco in una famiglia meravigliosa che mi insegna prima di tutto il senso del dovere e la convinzione che senza impegno non si ottiene alcun risultato, mai.

Finito il liceo mi chiedo quale sia una delle strade più difficili da percorrere, non temo le sfide, anzi.

Questo criterio si combina con un ricordo lucido: con mio papà da un Notaio, bambina, subisco il fascino di un’autorevolezza che deriva unicamente dalla competenza, dalla sicurezza di sapere di avere in tasca non una soluzione ma la soluzione al problema.

Decido che quello è il mio obiettivo nella vita e inizio il mio camminino per costruire quella competenza, quella consapevolezza, quella autorevolezza, un cammino senza sabati e domeniche in cui qualche sconfitta mi ha fatto capire che la vera forza è continuare a credere.

Divento prima Avvocato ma amo il mondo del bianco e del nero, amo che le cose siano rappresentate per quelle che sono e non per come si vuol far credere siano. Perciò persevero e vinco la mia sfida.

Nel frattempo mi interesso un po’ anche di business, seguo dei corsi per i giovani imprenditori, aiuto una amica a sviluppare un’idea che ci diverte e che sarà il primo passo che la porterà in alto, tengo lezioni di diritto e nutro la mente con molte altre cose per tenerla aperta verso la vita vera.

Oggi il mio massimo impegno è dedicato alla professione, perché solo i primi mattoni sono stati posati: la mia sfida ora è rientrare nel Gotha nei numeri uno per merito, capacità e impegno. Perché anche in Italia, a dispetto dei mille luoghi comuni di cui ci piace circondarci, il merito ha ancora un valore. Non sarà facile, ma se l’obiettivo è chiaro e tutto il resto è nelle nostre mani”

Vincenzo Anello

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Il momento del saldo è diventato per la maggior parte dei professionisti, un momento critico. Molto impegno nel lavoro, ritmi sostenuti e stress che non scende, specie se si incassa poco, sicuramente molto meno di qualche anno fa.

Quando diventa difficile gestire queste problematiche, entra in ballo il professionista nella gestione del credito.

Ma come scegliere quello giusto? Ecco l’identikit redatto da Vincenzo Anello, quale Amministratore di Creditcons.

“Nel nostro specifico settore”- spiega Anello- “è indispensabile:

1. Avere un atteggiamento educato e rispettoso.

2.  Adottare un atteggiamento di professionale ascolto significa essere in grado di valutare con attenzione la condizione che ha determinato l’aggravarsi di una situazione anomala al fine di costruire con le parti un rapporto di chiarezza volto all’individuazione di una soluzione.

3.  Descrivere il problema con disponibilità e chiarezza; il suo atteggiamento trasmette professionalità e fiducia, senza utilizzare atteggiamenti chiassosi o intimidatori. Il consulente del Credito può davvero aiutare il debitore a risolvere gravi situazioni di disagio economico e quando accade si instaura un rapporto di fiducia bilaterale.

Lavorare nella massima riservatezza, risolutezza e concretezza, tutelando l’immagine delle persone e non richiedendo spese ed interessi oltre l’incarico ricevuto (etica nel recupero significa non approfittarsi della difficoltà altrui)”.

Vito Lipari

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Mantenere la parola oggi è una virtù un po’ desueta in una società sempre più cinica e indifferente ai principi della galanteria di un tempo. Quanti problemi in meno ci sarebbero a far fede ai patti concordati? Direi moltissimi. Far fede agli accordi presi, inoltre, eviterebbe le lungaggini di un processo che porta, come di dominio pubblico, spesso a risultati poco concreti e a costi esagerati rispetto ai benefici ottenuti. L’assistenza legale, talvolta, rende le cose più semplici. L’intervento dell’avvocato nella risoluzione stragiudiziale delle controversie, infatti, si rileva decisivo in termini di garanzia dei diritti coinvolti e nel rispetto di tutte le norme giuridiche. Aiuta, in questo contesto, il recente intervento del legislatore, introdotto con il d.l. 132/2014, convertito con modificazioni con la legge 162/2014, che introduce la cd. “negoziazione assistita”: strumento volto a risolvere in via amichevole una controversia vertente su diritti disponibili tramite l’assistenza degli avvocati. L’attività di negoziazione vera e propria può portare, così, al raggiungimento di un accorso che, sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono, costituisce titolo esecutivo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. Evitando il processo, si otterrebbe così un risultato paragonabile ad una sentenza con risparmio di tempo e denaro.

Chiara Orsetti

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Toscana di origine, milanese di adozione. Internazionale per studi e reputazione quando si siede al piano. Chiara Orsetti sa dare un senso a tutto ciò che sta tra il bianco e il nero (dei tasti) in un’infinità di sfumature sonore. La scelta di diventare un concertista risale alla prima infanzia: “l’emozione degli applausi, l’adrenalina davanti allo spartito, l’energia che si libera quando la musica è nell’aria mi ha conquistata dal primo momento, quando le lezioni di piano erano un investimento per come trascorrere il tempo libero”- racconta a One.

“Gli strumenti di comunicazione di cui disponiamo sono formidabili: si possono coltivare rapporti professionali a distanze oceaniche con un semplice whatsapp, ci sono i social network per conoscere e farsi conoscere in un settore specifico o per entrare in contatto con i propri simili, ma nel lavoro, come quando si decide di ascoltare la musica, non bisogna sottovalutare l’importanza di un rapporto “dal vivo”, dove le sensazioni acquistano la giusta dimensione. E in azienda, come davanti al pianoforte, è importante”- sottolinea la pianista- “toccare i tasti giusti”.

A lei abbiamo chiesto la colonna sonora ideale per una giornata d’affari.

Maura Satta Flores

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Esperta di comunicazione e relazioni esterne, Maura Satta Flores ha accettato, come attività di volontariato di ricoprire il ruolo di ambasciatore per Telethon, fermamente convinta del valore della ricerca scientifica e dell’impegno dei singoli a favore della comunità.

Da persona pragmatica e attenta alla comunicazione più immediata, al momento della nomina, ha esposto le sue motivazioni di appoggio alla causa con tre tweet:

«#Orgogliotelethon sono orgogliosa dei risultati della ricerca scientifica italiana esportata in tutto il mondo e finanziata solo da contribuzioni private

#Ognigiorno provo a fare qualcosa per gli altri. Per la mia famiglia, per i miei amici e per tutti quelli che non conosco e che posso aiutare

#Ioesisto Tutti i bambini sono uguali, ogni vita è ugualmente preziosa. Tutti i bambini hanno diritto a una diagnosi e una cura».

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