Il caeleste dona ovvero Il nettare degli dei

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Prepara una degna dimora  alle api

in un luogo che non conosca passaggi di venti,

tieni lontano i ramarri dagli alveari

e tutti gli uccelli che li afferrano in volo …

Un grande albero sia loro di ombra

gli alveari costruisci con vimini e vuote cortecce

e siano strette le entrate

affinché il miele non si raffredda d’inverno

e non si sciolga d’estate.

Virgilo, Georgiche, IV, vv. 51-53.

 

Virgilio, Platone, Seneca, Pitagora tutti hanno raccontato la bontà del miele quale caelestia dona e l’ape, emblema di Cristo per l’equilibrio dovuto alla sua forma di bilancia, mantiene da un lato lo spirito e dall’altro l’anima. L’ape è simbolo di immortalità e di resurrezione; nella cultura classica è associata al culto di Demetra e nell’esoterismo si rifà al simbolo massonico. Nella simbologia interessante è la famosa fontana delle api di Roma, realizzata da Gian Lorenzo Barberini, nel 1644. Dall’altro lato, il miele diventa metafora della  dolcezza della parola divina e del messaggio cristologico. La Chiesa stessa fu spesso vista e interpretata come un alveare sin dall’età paleocristiana; una statua della tomba di Papa Urbano VIII sorregge la personificazione della carità e della giustizia, quest’ultima sorregge una spada con api. Nella Bibbia, I Numeri, i Proverbi, Giudici, Isaia in cui  i riferimenti al miele sono molteplici.  Per gli Egiziani l’ape, che produce il buon miele, era considerata il simbolo dell’anima e la sua origine era solare nata dalle lacrime cadute sulla terra  di Râ, il dio-sole.

Nel Medioevo il miele veniva usato anche per preparare veleni quanto controveleni o antidoti:

 

procurati una gran quantità di vespe grosse che pungono le bestie, falle morire soffocandole nel miele, aggiungi un po’ di oppio e polverizza. Lascia riposare il tutto per 24 ore e successivamente distilla il miele in modo oculato e accorto”.

 

L’origine del miele trova, quindi,  nella ricerca storica una identità millenaria che si perde nella storia dei tempi. Questo nettare colore oro  viene raccontato nella pittura rupestre, quanto in volumi arabi. Nella Bibbia è presente nel Vecchio e nel Nuovo Testamento. Quando Davide e i suoi seguaci languivano dalla fame e dalla sete ricevettero miele oltre al formaggio di mucca, ma anche farina e altre verdure  (Samuele 17,29). Il valore nutritivo del miele è insito nella espressione di Proverbi 16,24: “un favo di miele […] dolce per l’anima e salutare per le ossa”. D’altronde gli zuccheri del miele non contrastano in nessun modo con l’organismo, esso contiene un certo numero di sostanze tra i quali  colina e acetilcolina  che ostacolano la degenerazione lipoide del fegato.  L’uso regolare del miele favorisce, dunque, un buon funzionamento epatico e di conseguenza un metabolismo ottimale dei grassi. Siamo difronte ad un prodotto noto da sempre, specialmente dal mondo monacale, usato come prodotto curativo e nutritivo quanto energetico prodotto dalle api, le quali ancora prima degli allevatori secondo l’idea moderna, sciami di api formavano i loro alveari nei tronchi di alberi o costruivano l’arnia tra i rami degli alberi. Questo gustosissimo prodotto che si lega al mito, alla magia, alla grande storia ha nutrito Zeus con quello preparato  dalle figlie di Melisseo; anche Dionisio fu allevato da una ninfa con il miele che le api suggono dai fiori senza sciuparli, riconoscendo se si tratta di fiori profumati o velenosi. Gli astri e i segni del cielo (arcobaleno) hanno la scansione del tempo per la raccolta di questo prodotto cristallino che si conserva inalterato per anni. È necessario agire in una giornata di sole, la maggior parte delle api sarà fuori dall’arnia tra le 9 e le 16 alla ricerca di cibo. Completata la raccolta del nettare, le api sigillano i bordi dei loro alveari con un materiale resinoso chiamato “propoli”. La stagione in cui si fa la raccolta può influenzare molto la resa e la qualità del miele. A fine estate e all’inizio dell’autunno, le api smettono di produrre miele per nutrire l’ape regina, quindi molte cellette saranno vuote. In generale il miele viene raccolto a inizio stagione (maggio).  Sin dall’antichità dei e semidei amavano bere l’idromele (dal greco δωρ, hýdor “acqua” e μέλι, méli “miele”) prodotto dalla fermentazione del miele: acqua, lievito miele e qualunque tipo di frutta sono gli elementi principali, il “mosto” per la realizzazione di questa bevanda che esalta il gusto, questa era la bevanda maggiormente  consumata dai Cavalieri Templari.

 

Prof. Cinquegrana
Antropologo