I giovani e la formazione

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Fa pensare l’articolo pubblicato da un quotidiano nazionale il 16 Gennaio 2019 sull’emergenza giovani:” l’esercito dei ragazzi chiusi nella loro stanza”.

Parliamo di un numero in crescita di giovani che trovano il loro mondo racchiuso unicamente nella stanza di casa: non escono, non vanno a scuola, non fanno sport, non hanno contatti.

I giapponesi hanno chiamato il fenomeno Hikikomori e sono stati i primi a rilevare questo disagio come diffuso ed in aumento tra i giovani e i giovanissimi.

Quasi sempre sono ragazzi bravi, amanti dei libri e della cultura e provenienti da famiglie regolari, con buona cultura ed educazione. Ci dobbiamo chiedere che cosa spaventi questi ragazzi che preferiscono l’isolamento, non volendo subire l’ansia di confrontarsi quotidianamente col mondo esterno e la sua complessità e trovando soddisfazione alle proprie curiosità all’interno della propria, sicura, comoda e attrezzata stanza.

La scuola, oggi, non soddisfa più interamente le necessità di quei ragazzi che, sin da piccoli, hanno appreso competenze, hanno sviluppato curiosità, hanno acquisito strumentiche attraversano trasversalmente il sapere.

Inoltre, la società complessa e piena di trappole in cui un giovane è costretto a vivere, in competizione o in difesa, rapportandosi a coetanei o ad adulti, sottoposto a costanti giudizi critici e di valore, toglie energia e voglia di competere.

Chi vive a contatto coi giovani ed ha responsabilità educativa deve avere il coraggio di vedere in profondità, anche attraverso l’educazione informale al fine di educare il carattere a vivere in un mondo complesso in cui l’esterno vuole entrare a forza nel privato di ciascuno.

Il genitore, l’educatore, il maestro, devono lavorare fin da subito sul bambino e sulla sua educazione sviluppando al massimo la sua creatività che porta all’autostima, alla autonomia, all’accettazione della competitività. Gli stimoli vanno a sviluppare le diverse aree cerebrali: l’arte, la musica, lo sport, l’avvio precoce al multilinguismo sviluppano il cervello, la coordinazione, la memoria, creando benefici cognitivi e di autostima. Nella testa di un bimbo c’è spazio per tutto anche per l’acquisizione di un’altra lingua e più il cervello viene stimolato più cresce e più apprende.

Il Prof. Augusto Biasini dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena, nel Convegno a Cesena del 10 Novembre 2018 “L’arteterapia nella sanità :Psichiatria II e Pediatria”, ha dimostrato come il cervello, stimolato, cresca e si possa perfino modificare il DNA attraverso l’arte e nell’apprendimento di una seconda lingua straniera i cui metodi di lavoro prevedono l’uso del movimento, della musica, della coordinazione.

Sarebbe opportuno che la scuola prevedesse un uso regolare della formazione continua dei docenti per sopperire ad una società in continua modificazione sull’uso degli strumenti, delle conoscenze e scoperte.
Spesso i ragazzi sono assai più formati degli stessi insegnanti in alcuni campi e questo provoca crisi, sfiducia verso gli adulti, incomprensione reciproca, disinteresse.

La scuola non può più rimanere chiusa in edifici spersonalizzati, con laboratori sotto chiave e inutilizzabili; e così i genitori hanno bisogno di dedicare tempo ai loro figli; anche le mamme dovrebbero rimanere accanto ai loro bimbi fino ai 6 anni di età quando l’apprendimento, in gergo tecnico, viene definito tardivo.

 

Prof.ssa Maria Dari

 

 

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