Cosa distruggiamo con un click e cosa potremmo cambiare?

  • Dott.ssa Rosetta Cappelluccio

    Cosa distruggiamo con un click e cosa potremmo cambiare?
    L’era digitale ha pervaso le nostre vite, ha cambiato il modo di comunicare e di relazionarsi a se stessi, agli altri e al mondo. La comunicazione online è un pilastro del mondo virtuale, è una comunicazione con molti aspetti positivi, i quali facilitano l’accesso alle informazioni, alleviano la solitudine, accorciano le distanze fra le persone, permettono ricchi scambi multiculturali, migliorano la qualità della vita. Anche il mondo della scuola e dell’apprendimento beneficia di elementi multimediali e digitali che permettono una migliore fruizione della cultura e della didattica. La digitalizzazione aiuta anche la clinica nel trattamento riabilitativo di diverse patologie e psicopatologie.
    La comunicazione online ha tuttavia anche caratteristiche negative, tra queste spiccano l’accesso a contenuti vietati, soprattutto se consideriamo i minori, accesso a informazioni false e non fondate che alimentano, in taluni casi, oltre all’ignoranza, anche un clima di odio e di violenza gratuita (fake news), la confusione tra ciò che appartiene alla realtà fisica e tangibile e la realtà virtuale, interazioni sociali non controllate e non tutelate che accrescono potenzialmente la pericolosità e i rischi, in particolare modo, per gli attori più fragili di tutto il sistema.
    Inoltre, una specifica caratteristica a rischio è l’accesso illimitato all’uso degli strumenti tecnologici che, se non gestito e tenuto sotto controllo, può condurre ad uno scenario di abuso della tecnologia.

    Dott.ssa Rosetta Cappelluccio

    I bambini e gli adolescenti oggi sono definiti “nativi digitali”, sono nati nell’epoca della digitalizzazione e della tecnologia, utilizzano tablet, smartphone, consolle, pc e si immergono completamente in un mondo virtuale. Spesse volte, sono proprio i caregivers che, fin dalla nascita, per facilitare il proprio compito genitoriale, ricorrono a mezzi tecnologici per soddisfare i bisogni dei figli, erroneamente perché più che soddisfare un bisogno del figlio, vanno piuttosto a soddisfare il proprio bisogno di stare tranquilli.
    In questo modo è possibile che i più piccoli perdano la cognizione dello spazio e del tempo e che, persi nella paura del fallimento e del non riconoscimento degli altri, si rifugino in un mondo che, almeno apparentemente, sembra far meno paura. Potrebbe però essere un rifugio che rappresenta una strategica fuga dalla realtà.
    Ad una analisi più approfondita potremmo accorgerci che i ragazzi di fatto vorrebbero esplorare il mondo e conoscere altre persone, ma si sentono inadeguati, preferiscono pertanto di farsi proteggere da uno schermo che, ai loro occhi, è protettivo e tutelante.
    Un tutela che, talvolta, non riscontrano nella realtà, una realtà contestuale non sempre validante, si sentono guardati ma non visti, cercano attenzione, credono di non avere gli strumenti per parlare e narrare dei propri naturali bisogni che, inevitabilmente, si presentano nel corso dello sviluppo evolutivo.
    Un uso eccessivo degli strumenti del mondo virtuale può condurre a conseguenze gravi e disfunzionali, tali da compromettere la sana maturazione delle competenze cognitive, emotive, fisiologiche e comportamentali del bambino e dell’adolescente, rompendo le relazioni.
    Tra le conseguenze negative di un abuso della tecnologia ricordiamo, ad esempio, dipendenza, isolamento, difficoltà scolastiche, disregolazione emotiva, depressione, sindrome di Hikikomori, impoverimento delle relazioni interpersonali reali, casi di cyberbullismo e modificazioni cerebrali.
    Secondo la letteratura internazionale, l’eccessivo utilizzo di strumenti virtuali espone a significativi rischi che compromettono il processo di rimodulazione dei circuiti cerebrali.

Durante la preadolescenza e l’adolescenza, le capacità per una buona pianificazione non sono ancora mature e la comunicazione tra le differenti aree del cervello non sono ancora stabilizzate. La corteccia frontale e prefrontale, aree deputate alla razionalità, alla cognizione, alle funzioni sociali e al linguaggio, maturano completamente intorno ai 25 anni.
Nell’attivazione cerebrale indotta dalle tecnologie manca per l’appunto l’attivazione della corteccia frontale, implicata nella rappresentazione del futuro, nel controllo dell’impulsività e nella creatività. Tali cambiamenti fisiologici mettono a rischio le competenze emotive, affettive, sociali e relazionali, oltre naturalmente all’apprendimento scolastico.

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio

In un sistema di pensiero non ancora sviluppato il rischio è maggiore perché un’iperstimolazione tecnologica cronica può danneggiare le abilità cognitive in formazione. Un dato interessante deriva dal riscontro di vere e proprie modificazioni della materia bianca, prevalentemente dei fasci di connessione cortico-subcorticali.e dell’atrofia della materia grigia.
Nell’attivazione cerebrale indotta dalle tecnologie manca inoltre l’attivazione della corteccia frontale, implicata nella rappresentazione del futuro, nel controllo dell’impulsività e nella creatività. Tali cambiamenti fisiologici mettono a rischio le competenze emotive, affettive, sociali e relazionali, oltre naturalmente all’apprendimento scolastico.
Il Cyberbullismo è un fenomeno che si basa su atti di vessazione e prevaricazione, molestia, violenza indiretta, comportamenti aggressivi ed intimidatori mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici nei confronti di una vittima indifesa.
Il molestatore è, perlopiù, anonimo e, per tal motivo, si sente tanto forte da perseguitare “serenamente”, quasi come fosse un’altra persona.
Il bullismo tecnologico non ha un tempo e uno spazio definiti, pertanto può avvenire ogni volta che la vittima si collega.
Le informazioni offensive, aggressive e moleste messe in rete si diffondono potenzialmente in modo rapido e incontrollabile. Le vessazioni perpetrate e le informazioni diffamanti messi in circolo possono raggiungere un numero illimitato di spettatori, questa specifica caratteristica terrorizza la vittima, la quale percepisce una vergogna e un’umiliazione tali da annientare il coraggio di andare avanti.
La vittima può chiudersi in se stessa, isolandosi dal mondo reale e allontanandosi da tutte le occasioni di socialità.
A questo stato di isolamento può seguire un quadro depressivo, e addirittura si possono registrare atti di autolesionismo o anche tentativi di suicidio e suicidio.
Le caratteristiche del cyberbullismo possono far sentire pertanto la vittima come in trappola, senza via di scampo, e con una reputazione “definitivamente” rovinata.
Come in un vortice di paura, la vittima, fragile ed indifesa, può chiudersi in se stessa, isolandosi dal mondo reale e allontanandosi da tutte le occasioni di socialità.
É importante sensibilizzare e informare tutti gli attori dell’era digitale: i bambini, gli adolescenti e gli adulti di riferimento.
Lo scopo è di renderli consapevoli e responsabili nell’uso di strumenti tecnologici affinché siano utili e non dannosi. L’impegno è di promuovere una cultura della rete “sana”.
Gli attori dell’era digitale sono i bambini, gli adolescenti e tutti i loro caregivers e gli adulti che incontrano nel corso della propria maturazione. L’attenzione e gli interventi di informazione e di sensibilizzazione devono quindi considerare tutti i livelli del sistema, senza trascurare nessun anello della catena.

Dott.ssa Rosetta Cappelluccio

I bambini e gli adolescenti sono immersi in una realtà multimediale ma esprimono il bisogno di essere visti e di essere validati. Hanno paura di se stessi, degli altri e del mondo e, nel contempo, hanno l’esigenza di esplorare le dimensioni circostanti e le relazioni interpersonali. L’uso sregolato degli strumenti tecnologici virtuali spinge i bambini e gli adolescenti ad usare tutto il proprio tempo a disposizione in rete, rifiutano la scuola fino all’abbandono, non hanno una vita sociale, non hanno hobbies, non fanno attività sportiva. I bambini e gli adolescenti nell’esplorazione di se stessi e del mondo, se non si sentono riconosciuti in quanto persone con specifici bisogni e se non si sentono validati nel loro vissuto emotivo, non riescono a regolare le proprie emozioni, esprimono le proprie esigenze con aggressività in cerca di attenzione e considerazione. Travolti da una noia esistenziale profonda e da una angoscia disturbante manifestano ritiro sociale o comportamenti auto ed etero-distruttivi, cercano comprensione in estranei e sconosciuti, sia nella società reale che in quella virtuale e ripongono in loro una fiducia che nel proprio contesto non hanno trovato.
Gli adulti di riferimento, soprattutto i genitori, guardano i figli cercando parti di se stessi, cercano i loro sogni non raggiunti, i loro bisogni non soddisfatti, disegnano così delle aspettative non realistiche e non realizzabili, e nel momento delle aspettative disattese si accorgono del malessere, oramai conclamato dei figli. Gli adulti, spesso, non hanno le abilità per accompagnare nella crescita, molti non riescono ad assumere il ruolo proprio della funzione genitoriale, sono disorientati e per questo disorientano.
Raggiungere l’obiettivo di usare con consapevolezza tutto ciò che ci offre il mondo digitale significa impegnare tutti gli attori del sistema in un delicato e necessario percorso di cambiamento.
Tale percorso di cambiamento si basa su un adeguato training delle Life Skills attraverso cui i bambini e gli adolescenti imparano a riconoscere, ad accettare e a gestire le proprie naturali emozioni, sia nella loro veste piacevole che spiacevole, regolando il proprio vissuto interiore e i sistemi interpersonali.
Questo passaggio permetterà loro di affrontare la realtà tangibile e di integrarla con le risorse della realtà virtuale, riescono pertanto a riconoscere e a combattere gli eventuali rischi della rete e di tutti gli strumenti digitali. Potranno anche sbagliare ma avranno le abilità per riuscire a rimediare, sia nella vita reale che virtuale.
Gli adulti invece possono imparare a non invadere lo spazio vitale dei più piccoli con le proprie ansie e paure, lasciando loro la possibilità di sperimentarsi, di sbagliare, di cadere e di rialzarsi. Riescono a non cercare nei figli parti perse di se stessi, acquisiscono le abilità per osservare, partecipare e non giudicare né se stessi né i propri figli.
Gli insegnanti infine imparano le abilità per affrontare le frustrazioni e le naturali difficoltà del proprio difficile lavoro. La fiducia tra il mondo infantile/adolescenziale e il mondo adulto permette una sana comunicazione sia offline che online, i più piccoli non cercano rifugio in un mondo che non conoscono, non si affidano a sconosciuti e sanno riconoscere le insidie e i pericoli della rete virtuale, ma anche della realtà circostante, riuscendo a sperimentarsi in relazione a se stessi, agli altri e al mondo. In questo modo, si può costruire un saldo ponte di fiducia fra le diverse generazioni, un ponte che erge le fondamenta su pilastri quali l’accettazione, l’ascolto empatico, l’intelligenza emotiva, la comprensione, la validazione, l’attenzione partecipata.