IL MADE IN ITALY VISTO DA CHI LO PORTA IN PASSERELLA: ONE MAGAZINE INCONTRA ALBERTO BELLOTTO

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Trevigiano di origine, cittadino del mondo d’adozione, Alberto Bellotto vive tra Milano, Madrid e New York. Un volto tipicamente italiano che con il suo portamento elegante è conteso dai brand più conosciuti del Made in Italy. 

foto di Christian Ciardella

Alberto, tra shooting e passerelle stai conoscendo tutte le sfumature dei brand Made in Italy. Cosa ha, a parer tuo, lo stile italiano per essere ancora considerato così unico nel mondo?

Ha innanzitutto un timbro riconoscibilissimo in qualsiasi interpretazione si voglia approcciarlo che è quell’indescrivibile sensazione di un perfetto mix tra estro creativo, tradizione e qualità nei dettagli.

Molte aziende producono all’estero o sono state acquistate da gruppi che di italiano non hanno niente. Eppure…

Eppure hanno mantenuto quel rispetto di un know how che tramandiamo da secoli che può cambiare bandiera da un punto di vista finanziario ma che rimane nel dna di ogni singolo pezzo che viene partorito. Si può cambiare passaporto: le origini sono le origini. Questa è la mia sensazione, di capo in capo, di fitting in fitting, l’italiano si riconosce.

E tu hai il classico volto italiano, che spesso nel mondo della moda ha lasciato spazio a facce diverse, tratti più nordici, visi meno marcati. Cosa c’è di te che piace?

Sono l’ultima persona a potermi esprimere senza rischiare di parlarmi addosso o di fare della modestia spicciola. So che quando mi confronto con un pubblico straniero il fatto di essere inequivocabilmente italiano viene visto come un valore aggiunto. Nella moda poi si sa, esistono filoni che non dipendono solo dall’avere i numeri giusti o un bel viso. Ognuno, da qualche parte del mondo ha un suo mercato. Io ho lavorato molto anche nei Paesi Orientali, adesso, dopo un lungo periodo in Spagna, sono pronto a partire per New York, quindi driblo la domanda dicendo che cosa piace a me: viaggiare e farmi una cultura del mondo da un punto di osservazione particolare come quello della moda. Hai l’impressione di arrivare un passo prima: capi che indosso oggi, saranno le vetrine o le campagne di domani, questo obbliga, almeno me, a settare la percezione del tempo in modo diverso.

Il segreto per far bene il tuo lavoro?
Se l’abito fa il monaco, cerco di essere il monaco giusto. Prima di indossare un abito, leggo e mi documento sull’azienda. Il modo di indossare Dolce e Gabbana non è lo stesso con cui si indossa Etro o Marras, cerco di immergermi nel mondo a cui presto viso e corpo. E mi ripeto continuamente che sono lo strumento, non il protagonista.

Se non avessi fatto il modello, quale sarebbe stata la tua strada?

Ho sempre lavorato nell’organizzazione di eventi ed è una strada che non ho mai lasciato perché credo che tra le fortune di fare il mio lavoro ci sia anche quella di poter disporre, in certi periodi, di un bel po’ di tempo da investire in altre attività.

Soprattutto forse perché il tuo lavoro ha un timer…

Ho già i primi capelli bianchi, pur avendo solo 25 anni, credete che non lo sappia? (ride, ndr) Pare però che anche questa caratteristica colpisca.

Quindi?

Quindi me li tengo!

alberto bellotto su One Magazine