28 maggio 2018: posa della prima pietra della Cittadella di Padre Pio a Drapia di Vibo Valentia

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A Drapia, nella provincia di Vibo Valentia, sta per nascere la  Cittadella di Padre Pio che darà sollievo a tutti i sofferenti del mondo

Il 28 maggio dello scorso anno Drapia, nella provincia di Vibo Valentia, ha vissuto il suo  appuntamento con la storia e la fede. La spianata di Drapia –sopra Tropea – in pochissimo si è riempita di uomini e donne, di ragazzi e ragazze per incontrare Irene Gaeta la Discepola di Padre Pio che qui ha voluto la “Cittadella” per curare quanti soffrono nella carne e nello spirito. L’emozione sale minuto dopo minuto e anche la gente aumenta sempre di più ad ascoltare Irene che racconta la sua esperienza mistica e allo stesso tempo il suo grido di amore e obbedienza  verso la  Chiesa, il Papa e tutti sacerdoti. Per me è stata una emozione unica. Spettatore dello straordinario che si celebrava sotto i miei occhi. Sapevo che Irene da tempo si stava adoperando per questo e sapevo quanti ostali doveva incontrare invece il 28 maggio veniva posta alla presenza del Vescovo Mons. Luigi Renzo la prima pietra – con una reliquia di Padre Pio. Sotto i miei occhi è stato uno scorrere di un film già visto –seppure da repertorio –  Dio ancora una volta attraverso la santità stava agendo sotto i miei occhi e di centinaia di altre persone che apparivano stordite (c’erano imprenditori e gente comune, intellettuali e politici, militari e gente comune) a guardare testimoni del tempo sacro  che da qui a breve dovrà tendere le mani a tanti bambini ammalati. Ho fatto il moderatore della giornata spirituale in uno stato di ansia, affanno, preoccupazione e grande emozione eppure non me lo aspettavo, faccio il giornalista da oltre un ventennio, ma oggi era diverso, il luogo era diverso lungo l’asse verso Briatico dove vive una mistica e Paravati di Mileto dove ha vissuto Natuzza Evolo.  Ho sentito che in 18 mesi l’idea è di chiudere il progetto, come faranno pensai subito mentre alle mie spalle una immagine poster di Padre Pio guardava la spianata di Drapia. Molti mi hanno detto che dopo che sono andati via si sono sentiti un qualcosa dentro che li ha scossi  anche perché questa è una terra di spine in ogni senso, ma da oggi tanta gente è già pronta a vedere le rose consacrate alla santità e alla misericordia. Chi poteva mai pensare che una piccola donna, molto energica, un giorno avrebbe stravolto con la preghiera quest’angolo di terra che guarda verso l’infinito con Padre Pio che da lassù continua a fare rumore! Ancora una volta Irene Gaeta torna a Vibo Valentia per incontrare il mondo della scuola. L’abbiamo incontrata al Liceo “Capialbi” della città. “La Calabria è una cosa grossa …li verranno a curarsi da tutte le parti del mondo! E ci saranno tante conversioni”. È questo uno dei messaggi che san Pio di Pietrelcina ha detto alla sua figlia spirituale Irene Gaeta che l’altro giorno ha incontrato gli studenti delle quinte del “Capialbi” di Vibo Valentia diretto dal dirigente scolastico Antonello Scalamandré. Un momento unico di intesa riflessione verso quanto questo secolo ha riservato al territorio di Vibo Valentia  nel paese di Drapia dove è in costruzione la “Cittadella di Padre Pio”.  Ad accogliere Irene Gaeta, il progettista di questo nuovo centro  spirituale  l’architetto Luciano Messina – figura di primo piano nella progettazione internazionale – l’agronomo e giornalista Armando Gariboldi e l’imprenditore Remo Fiorone  il dirigente Scalamandré che ha presentato agli studenti l’importanza dell’appuntamento che diventa incontro con la storia culturale e religiosa del territorio vibonese.  Dalle prime battute la signora Irene,  che tutto avrebbe pensato tranne che di diventare la fondatrice dei “Discepoli di Padre Pio” (era una illustre stilista di moda) con un caloroso abbraccio ha raccontato dei suoi dialogo con il santo  che ha caratterizzato il nostro tempo, il quale affida  a questa  signora romana “la realizzazione di un santuario, un ospedale pediatrico, un centro di ricerca e un villaggio per sofferenti “perché ci saranno tante malattie e tanta malattia … si devono curare  con erbe naturali che nascono in quel luogo”. Un racconto che i ragazzi del “Capialbi” hanno seguito in rispettoso silenzio tra curiosità e voglia di comprendere come una donna di 83 anni trasmettesse con una energia fuori dal comune  cose dell’altro mondo! A seguire l’architetto Luciano Messina  ha illustrato il progetto  che verrà realizzato e che è in via di costruzioni  seguendo  e interpretando il luogo di Drapia  nella sua complessa  identità dei luoghi per le diverse tipologie del terreno. Un  racconto anche quello di Messina a metà strada tra il valore creativo che deve avere la struttura  e come poteva essere fatta tra spazi e tempi non sempre concordanti.  Aia, luce e acqua sono le chiavi di volta che daranno vita a tanta progettualità del  sacro  ripreso nel dibattito dall’agronomo Goriboldi  che si è soffermato sulle numerose piante mediche che si trovano  in questo luogo così in abbondanza. Erbe medicamentose con principi attivi di diversa natura che si potrebbe definire con uno slogan la cittadella di padre Pio a Drapia  il laboratorio di Dio. Un appuntamento da chiudere in un’ora è diventato un discutere per tre ore che persino i ragazzi hanno rinunciato a fare l’intervallo preferendo dialogare con Irene che con il suo sorriso da eterna bambina ha dato tutte le risposte a quanti hanno cercato in lei quel qualcosa di inafferrabile. Dopo il rumore della settimana dello studente che ha coinvolto tutti gli studenti del Liceo tra videoforum e laboratori teatrali e di pittura, visite guidate e di conferenze interamente gestite dagli studenti questo forse è stato l’atto conclusivo, fatto con riverito silenzio ascoltando e interagendo con figure di quelli che parlano diversamente, di gente che racconta con il cuore e con l’anima. Alla fine Irene ha voluto consegnare a tutti i ragazzi della scuola la coroncina del rosario di Padre Pio e l’insegnamento a recitarlo e alla scuola ha lasciato la pietra – copia di quella posta con la reliquia nelle fondazioni della Chiesa la cui macchia di sangue  marroncina e secca sulla stoffa divenne viva tra le mani di Irene.

Pino Cinquegrana
Antropologo